Nov 25, 2020 10:41 CET

Nel nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso. Cari amici di Pars Today Italian, siamo lieti di accompagnarvi anche oggi con l’interpretazione semplice e scorrevole dei versetti del Corano, l’ultimo testo rivelato dal Signore e la Sacra Scrittura di un miliardo e mezzo di persone al mondo.

Da alcune puntate abbiamo avviato la lettura del quarantatreesimo brano del Corano, la sura Az-Zukhruf ("Gli Ornamenti d’Oro"). Questa sura è stata comunicata al nobile profeta dell’Islam negli anni di residenza alla Mecca e come le altre sure meccane, parla soprattutto di argomenti di base della fede come il Monoteismo, la Profezia e la Resurrezione. Comprende 89 versetti e inizia come, altre 28 sure del Corano con le “lettere separate”, come abbiamo spiegato, un segreto tra Dio ed il profeta.

Ecco ora i versetti numero 43 e 44 della sura Az-Zukhruf o degli Ornamenti d’Oro:

 

«فَاسْتَمْسِکْ بِالَّذِی أُوحِیَ إِلَیْکَ  إِنَّکَ عَلَى صِرَاطٍ مُّسْتَقِیمٍ»،

 

Stringi con forza quello che ti è stato rivelato. Tu sei sulla retta via. (43:43)

 

«وَإِنَّهُ لَذِکْرٌ لَّکَ وَلِقَوْمِکَ  وَسَوْفَ تُسْأَلُونَ»

In verità questo è un Monito per te e per il tuo popolo; presto sarete interrogati [in proposito], (43:44)

 

In questa parte della sura degli Ornamenti d’Oro, il Corano ricorda le azioni ostili della gente contemporanea del profeta nei suoi confronti. I versetti che abbiamo appena letto, ricordano al profeta che la via da lui adottata è giusta e che lui deve aggrapparsi con forza alla parola di Dio che gli viene comunicata e continuare a divulgarla. L’obiettivo dell’invio del Corano, come ultimo tra le Sacre Scritture, è informare gli uomini dei loro doveri e aiutare le persone a riscoprire ciò che testimonia sia il loro cuore che la loro mente.

Una delle questioni che gli esseri umani ignorano, è la vita dopo la morte ed il Giorno del Giudizio, quando a loro verrà domandato approposito delle loro azioni e dell’attenzione che hanno rivolto alla parola divina, quando l’hanno appresa in vita. Dalla riflessione su questi versetti apprendiamo che:

Primo – L’unica via sicura e indiscutibile per raggiungere la felicità eterna è l’aggrapparsi al Corano ed ai suoi insegnamenti, la cui esattezza è stata garantita da Dio l’Altissimo.

Secondo – Accanto al Corano, anche la tradizione di vita del profeta e le sue affermazioni sono uno strumento per discernere il bene dal male; ciò per il fatto che il Corano ha confermato come giusto il comportamento del profeta.

Terzo – I musulmani, nel giorno del Giudizio, dovranno rispondere del grande dono del Corano e dell’uso che hanno fatto di questo grande dono.

Ed ora leggiamo il versetto 45 della sura Az-Zukhruf o degli Ornamenti d’Oro:

 

«وَاسْأَلْ مَنْ أَرْسَلْنَا مِن قَبْلِکَ مِن رُّسُلِنَا أَجَعَلْنَا مِن دُونِ الرَّحْمَـنِ آلِهَةً یُعْبَدُونَ»

 

E domanda a coloro che abbiamo inviato prima di te tra i nostri messaggeri, se abbiamo collocato o no, oltre al Clemente, divinità da adorare (43:45)

La gente che viveva al tempo del profeta dell’Islam alla Mecca, e che associava a Dio altre divinità, si riteneva discendente di Abramo e di Ismaele (questione effettivamente confermata da più fonti storiche e infatti riguardante anche il profeta stesso). Questa gente, annualmente, effettuava alcuni riti rimasti dai tempi di Abramo come il pellegrinaggio alla Mecca e credeva anche nel Dio di Abramo, ma aveva, col tempo, associato a questo Dio, originariamente unico, il culto di altre divinità. Il Corano, con l’obiettivo di risvegliare le coscienza addormentate, chiede, con una domanda retorica, se siano stati per caso i profeti a insegnare l’adorazione di altre divinità tranne l’unico Dio Amorevole ed Affettuoso.

La domanda retorica posta dal Corano sottolinea che tutti i messaggeri divini hanno invitato l’uomo ad adorare un’unica divinità e che lo stesso è stato fatto anche da Mohammad (la pace sia con lui), l’ultimo dei messaggeri divini.

Dalla riflessione su questo versetto possiamo trarre alcune conclusioni:

Primo – Il principio comunedi tutte le religioni divine è il Monoteismo e questo concetto è considerato la pietra miliare dell’Islam.

Secondo – L’adorazione di qualsiasi entità oltre al Signore, anche se in forma minore, è comunque un errore e un peccato gravissimo, dato che l’adorazione spetta solo al Signore, il più Generoso e Misericordioso che ci sia.

Ed ora leggiamo i versetti 46 e 47 della sura Az-Zukhruf o degli Ornamenti d’Oro:

 

«وَلَقَدْ أَرْسَلْنَا مُوسَى بِآیَاتِنَا إِلَى فِرْعَوْنَ وَمَلَئِهِ فَقَالَ إِنِّی رَسُولُ رَبِّ الْعَالَمِینَ»،

Ed abbiamo mandato Mosè con i nostri segni dal Faraone e dalla sua gente, disse [Mosè]: ‘in verità sono il messaggero del Signore dei mondi’ (43:46)

 

«فَلَمَّا جَاءَهُم بِآیَاتِنَا إِذَا هُم مِّنْهَا یَضْحَکُونَ»

 

E quando portò loro i nostri segni, in quel momento, loro risero di essi (43:47)

 

Questi versetti ricordano tratti della vita di Mosè (la pace sia con lui) e di quando, svolgendo il compito che gli era stato affidato, si recò dal Faraone e dai suoi cortigiani invitandoli all’adorazione dell’unico Dio e presentando anche i miracoli che erano la prova della sua sincerità.

Quando Mosè si presentò alla corte del Faraone, le sue vesti erano semplici e di lana e e probabilmente per questo, il Faraone ed i suoi notabili gli risero in faccia e lo presero in giro. Nella loro mentalità materialista, se Dio avesse voluto eleggere un messaggero, avrebbe scelto una persona ricca e nobile, e non una persona normale che tra l’altro era stata adottata e cresciuta dal Faraone stesso. Schernire, nel corso della storia, è stato il comportamento dei potenti dinanzi ai segni ed ai profeti divini, un qualcosa che però non ha avuto altro esito che la disgrazia per queste stesse persone. Basta leggere, nel Corano, ciò che ne è stato del Faraone del periodo di Mosè.

Dalla riflessione su questi versetti apprendiamo che:

Primo – I profeti, oltre che dalla gente, si recavano pure dai governanti, anche perchè per creare una società ideale, c’è bisogno che sia la gente che i governanti, si muovano sulla giusta strada.

Secondo – I profeti erano dotati di virtù morali distinte e per dimostrare in maniera inconfuntabile la loro sincerità, mostravano a tutti i miracoli che erano in grado di compiere per volontà del Signore.

Terzo – I nemici di Dio scherniscono i suoi segni ed anche i fedeli, e ciò è dovuto al fatto che non hanno argomentazioni serie da opporre.

Ed ora leggiamo il versetto numero 48:

«وَمَا نُرِیهِم مِّنْ آیَةٍ إِلَّا هِیَ أَکْبَرُ مِنْ أُخْتِهَا وَأَخَذْنَاهُم بِالْعَذَابِ لَعَلَّهُمْ یَرْجِعُونَ»

E non mostrammo loro alcun segno a meno che fosse più grande di quelli simili e li colpimmo con il castigo [di diversi tipi] affinche’ tornassero a noi (43:48)

Affinchè il Faraone e la sua gente non avessero scuse per la loro mancata fede, Dio diede a Mosè miracoli importanti ed ognuno, ogni volta, era più grande e più importante di quello precedente. Altro segno che Dio volle inviare a quella gente attraverso Mosè furono i diversi castighi come le cavallette ed il colore del Nilo che vennero annunciati da Mosè e si verificarono, e tutto ciò, spiega il Corano, avvenne nella speranza che quella gente si capisse e si pentisse delle sue azioni, decidendo di seguire la retta via.

Dalla riflessione su questo versetto possiamo quindi trarre le seguenti conclusioni:

Primo – Dio, per invitare la gente alla fede, non si limita ad un solo miracolo o un solo segno, ma per la sua Immensa Benevolenza, fa’ in modo che la gente sia sicura della sincerità dei suoi messaggeri.

Secondo – Dopo che la verità si distingue bene, coloro che pur comprendendola si ostinano a rinnegarla, iniziano ad essere colpiti dal castigo e questo è un modo per metterli in guardia e fare in modo che prendano coscienza e si incamminino sul giusto sentiero.

 

 

 

Davood Abbasi