La crisi del governo in Italia
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ROMA - Mercoledì (oppure al massimo giovedi') sarà il giorno del giudizio per il governo dEl primo ministro Giuseppe Conte perché ...
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Gen 25, 2021 03:07 Europe/Rome
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ROMA - Mercoledì (oppure al massimo giovedi') sarà il giorno del giudizio per il governo dEl primo ministro Giuseppe Conte perché ...

il Parlamento italiano voterà la relazione sulla Giustizia del ministro Bonafede e la maggioranza rischierà di andare sotto.

Nonostante gli inviti alla prudenza in arrivo da più parti, Conte sembra deciso a non rallentare. Pensa di poter trovare in aula i voti necessari a disinnescare anche questa trappola, per poi lavorare a un governo Ter, rafforzando la maggioranza.

Ma cosa significa il Conte ter?

Dopo il via libera al Recovery Plan potremmo assistere ad una mossa che aprirebbe di fatto la crisi di governo: il ritiro della delegazione di Italia Viva dall’esecutivo.

Con l’addio di Italia Viva alla maggioranza si andrà dritto verso il Conte ter.

L’apertura formale della crisi di governo spingerebbe il presidente del Consiglio a formare un nuovo governo o attraverso un rimpasto oppure  rimettendo il proprio mandato direttamente nelle mani del Presidente della Repubblica.

Il problema è che i numeri sembrano dargli torto: in meno di tre giorni bisognerebbe mettere insieme un gruppo di responsabili fra centristi vari e renziani pentiti (o spaventati), ma tutto lascia presagire che alla prossima votazione la maggioranza si fermerà addirittura sotto la quota raggiunta la scorsa settimana (156).

Il leaderdi Italia Viva Matteo Renzi è ancora convinto che, pur di non precipitare verso elezioni anticipate, gli ex alleati si ripresenteranno alla sua porta con il cappello in mano.

Ma l’ex premier ha probabilmente sopravvalutato l’insofferenza del Pd per Conte e sottovalutato il rancore degli stessi dem nei suoi confronti.

Il risultato è una scena surreale: Italia Viva, dopo aver aperto la crisi, non fa che “proporre aperture” ai partiti di governo per rientrare nella partita, ma riceve solo porte in faccia, perché Conte e Zingaretti non ne vogliono sapere di rimettersi in mano a un piccolo leader che - per l’ennesima volta nella sua carriera - ha dato prova di scorrettezza e inaffidabilità.

Ed è così che dal gioco fallito di Renzi si passa a quello di Conte. Anche senza essere riuscito a mettere insieme un nuovo gruppo-stampella al Senato, il Presidente del Consiglio potrebbe decidere di andare comunque alla conta in Aula.

Si tratterebbe di sfidare i parlamentari a votare contro la propria sopravvivenza politica, perché a nessuno sfugge che - con il voto anticipato - la maggior parte degli attuali inquilini di Montecitorio e Palazzo Madama si dovrebbe trovare un altro lavoro.

A cominciare da quelli di Italia Viva, di Forza Italia e dell’Udc. Al contrario, forzisti e alfieri dello scudocrociato potrebbero abboccare all’amo del proporzionale, offerto da Conte proprio per consentire ai partiti minori dell’opposizione di scollarsi dai sovranisti e garantirsi comunque un futuro in Parlamento.

Ma nessuno di questi calcoli risolve il rebus una volta per tutte e il rischio che la situazione precipiti rimane alto. Per questo diversi consiglieri cercano di convincere Conte a dimettersi prima del voto su Bonafede: con una crisi formale pilotata da Palazzo Chigi, è il ragionamento, i centristi più titubanti potrebbero convincersi a entrare in maggioranza per istinto di sopravvivenza.

Se invece la maggioranza andasse sotto in Aula, Mattarella non potrebbe assegnare a Conte un reincarico: a quel punto, al problema dei numeri si sommerebbe la difficoltà di trovare un’altra figura capace di tenere insieme Pd e M5S. La soluzione del rompicapo si allontanerebbe e le elezioni si farebbero ancora più vicine.

Nel frattempo, continua il lavoro dei pontieri professionisti. Dario Franceschini cerca di convincere Renzi ad astenersi sulla relazione di Bonafede: se votasse contro il governo, infatti, Iv metterebbe probabilmente la firma sulla propria estinzione, mentre con un’astensione terrebbe accesa la speranza di un futuro riavvicinamento (peraltro già chiesto da una parte del Pd, in dissenso con i vertici).

In parallelo, Gianni Letta cerca di convincere Berlusconi che seguire Lega e Fdi nella richiesta di elezioni anticipate è un errore, perché Forza Italia rischia di passare dagli attuali 143 parlamentari a poche decine di superstiti. Si narra però che Salvini e Meloni, in cambio del suicidio di Fi, abbiano promesso a Berlusconi il Quirinale. Sarebbe l’ennesimo azzardo. Ma, fra tutti i giocatori seduti al tavolo della roulette, l’ex Cavaliere è decisamente quello con più esperienza. 

 

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