Pandemia affonda l’economia di Londra. Ecco il perche'
- Prima la sfida al coronavirus, con un Boris Johnson spavaldamente senza mascherina che rifiutava il lockdown per non bloccare l’economia puntando invece a una immunità di massa.
Poi le settimane drammatiche con lo stesso premier britannico finito in terapia intensiva, il dilagare dei contagi che a fine marzo impone un’inversione a U: il risultato è che Londra paga più di tutti, con un crollo del Pil nel secondo trimestre mai visto prima, e il peggiore in Europa, -20,4% nel secondo trimestre.
Secondo l'OSCE, a subire di piu' degli effetti negativi del covid-19 tra le principali economie globaliè l'Inghilterra, che tra aprile e giugno – i mesi in cui in quasi tutto il mondo sono state adottate misure di lockdown – ha visto il Pil contrarsi del 20,4%. Un calo pari a oltre il doppio della media dei 37 Paesi Ocse, che si è attestata sul livello record del -9,8%: per fare un paragone, nel primo trimestre del 2009, all’apice della grande crisi finanziaria globale, la diminuzione era stata del 2,3%. Nella poco entusiasmante classifica la Gran Bretagna è seguita dalla Spagna, che nel secondo trimestre ha sperimentato un calo del Pil del 18,5%, mentre la Francia ha registrato un -13,8%, l’Italia -12,4%, il Canada -12% e la Germania -9,7%. Nei Paesi del G7 la contrazione del Pil è stata del 10,9%, mentre nell’eurozona ha raggiunto -12,4%.
Come mai Londra ha accusato il colpo più degli altri? A provare a dare una spiegazione è stato il cancelliere dello Scacchiere (il ministro dell’Economia britannico, ndr) Rishi Sunak, che alla Bbc ha spiegato come il governo si sia trovato di fronte a “qualcosa di mai visto prima” e che si è trattato di un periodo “molto incerto e difficile”.
Come per tutti, del resto: ma secondo Sunak l’economia Uk ha subito una contrazione maggiore rispetto agli altri Paesi europei perché è più focalizzata sui servizi, sull’ospitalità e sulla spesa per consumi. “Queste attività rappresentano una quota dell’economia maggiore nel nostro Paese rispetto ai nostri ‘cugini’ europei”. Parole che però non hanno convinto il “cancelliere ombra” Anneliese Dodds, che ha criticato pesantemente la gestione della pandemia da parte del governo guidato da Boris Johnson.
“Una contrazione era inevitabile dopo il lockdown – ha spiegato Dodds – ma la crisi del lavoro non lo era”. Secondo Dodds il governo avrebbe già rimosso, ad esempio, gli ammortizzatori sociali anche nei confronti di aziende che ancora non hanno riaperto. “Abbiamo già avuto la peggior percentuale in Europa di morti in eccesso rispetto alla media, e ora ci troviamo di fronte anche alla peggiore recessione. Questa è una tragedia per il popolo britannico ed è successa sotto il mandato di Johnson”, ha aggiunto. Un’ulteriore motivazione, a quanto hanno spiegato altri analisti, potrebbe risiedere nella lunghezza del periodo di lockdown applicato in Gran Bretagna.
Già a giugno nel Paese ci si interrogava sulle ragioni per cui l’economia UK abbia subito conseguenze così gravi, nonostante l’adozione rapida di misure di sostegno al lavoro. E la Brexit potrebbe avere il suo peso: la stessa Ocse aveva sottolineato come l’impatto della pandemia si sia “combinato” con la possibilità – non remota – che il Paese non raggiunga un accordo sul commercio con l’Ue e che quindi vengano introdotte restrizioni al commercio con i Paesi europei alla fine dell’anno. Per questo l’Organizzazione aveva raccomandato alla Gran Bretagna di prolungare la sua permanenza nel mercato unico: un consiglio che, almeno finora, il governo non sembra voler seguire.
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