Voto Usa, ora spunta l'ombra di un 'Britishgate'
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LONDRA (Pars Today Italian) – Dopo mesi di indagini sulle possibili interferenze di Mosca nel voto presidenziale negli Usa con lo scandalo noto come "Russiagate", ora si potrebbe aprire anche il capitolo di un "Britishgate".
(last modified 2024-11-17T02:54:12+00:00 )
Gen 04, 2018 15:59 Europe/Rome
  • Voto Usa, ora spunta l'ombra di un 'Britishgate'

LONDRA (Pars Today Italian) – Dopo mesi di indagini sulle possibili interferenze di Mosca nel voto presidenziale negli Usa con lo scandalo noto come "Russiagate", ora si potrebbe aprire anche il capitolo di un "Britishgate".

Secondo le scottanti rivelazioni contenute nel libro di Michael Wolff, "Fire and Fury: inside the Trump White House", che il Times pubblica in prima pagina, l'ex premier britannico Tony Blair avrebbe avvertito i collaboratori di Donald Trump sulle azioni di spionaggio compiute dagli 007 di Londra contro il team del leader americano nel corso delle elezioni per la Casa Bianca. Il "padre" del New Labour ha seccamente smentito queste affermazioni, ma l'imbarazzo per lui è forte alla luce di quanto emerso riguardo i suoi rapporti con l'ex tycoon. Secondo la ricostruzione di Wolff, Blair si sarebbe esposto fornendo informazioni riservate sui servizi segreti del suo Paese per ottenere da Trump un incarico come inviato per il Medio Oriente, posizione da lui ricoperta già in passato con risultati piuttosto deludenti. Un'accusa questa molto più che imbarazzante se si considera che l'ex primo ministro è su posizioni politiche ben lontane da quelle del presidente Usa. L'incontro al centro delle rivelazioni è avvenuto alla Casa Bianca nel febbraio 2017, il mese successivo all'insediamento di Trump. Attorno allo stesso tavolo si erano ritrovati Blair, il genero del presidente americano Jared Kushner e un membro senior dello staff di Trump, di cui però non viene fatto il nome. Fu allora che l'ex premier britannico, sempre secondo il volume, parlò del fatto che gli agenti di Sua Maestà avevano messo sotto sorveglianza il personale della campagna elettorale, controllando telefonate e altre comunicazioni, forse perfino quelle di Trump. Secca la replica dell'ex leader Labour: un suo portavoce ha definito le rivelazioni "completamente assurde" e "senza alcuna base". Ha anche smentito che Blair avesse cercato di ingraziarsi il presidente Trump per un incarico ma non ha negato l'incontro alla Casa Bianca nel febbraio 2017.